jeff koons

Arte e trasformazione umana nello specchio dell’era digitale

Let it shine 

Conosci Jeff Koons?

Si tratta di un artista contemporaneo famoso in tutto il mondo. Qualche mese fa la città di Firenze ha ospitato nella meravigliosa cornice di Palazzo Strozzi la sua più grande mostra in Italia, per coinvolgere tutti i sensi e celebrare la lucentezza.

Il titolo è “Shine”.

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Quando camminiamo tra le sue opere veniamo fisicamente attratti verso la luce e sentiamo subito l’energia che sprigiona.

L’arte qui si pregna di intensità, diventa un mezzo di connessione profonda; viene vissuta come esperienza sensoriale e viscerale, tanto che lo spettatore è coinvolto profondamente nell’esperienza artistica.

Il messaggio che Jeff Koons ci comunica è la centralità, l’esaltazione della persona come partecipe dell’opera d’arte e come parte stessa dell’esperienza artistica.

L’idea di fondo è che “Solo elevando noi stessi possiamo aprirci al resto del mondo, vivendo liberamente e sperimentando tutto ciò che ci circonda”

I fil rouge delle sue opere sono: la lucentezza, il bagliore che sprigionano gli oggetti, ma allo stesso tempo il riconoscimento dell’ambiguità: il peso dell’acciaio inossidabile che richiama la leggerezza di un palloncino, la brillantezza di ciò che ci sembra prezioso e la semplicità di un materiale comune, utilizzato negli stabilimenti industriali.

La mostra di Jeff Koons fa riferimento al nostro modo di percepire e di comprendere la realtà. 

Le superfici luminose elevano gli stati d’animo, ci donano euforia ed eccitazione e producono esperienze intensificate della realtà.

Un altro filo rosso delle sue opere è questo:

Ogni visitatore viene posto davanti ad uno specchio in cui può riflettersi.

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Diventa centro dell’ambiente che circonda; può comprendere davvero qual è il suo potenziale e cosa può diventare. È questo il segreto celato nella trasformazione che la rende una vera e propria evoluzione.

Ogni scultura di Jeff Koons afferma la presenza dello spettatore, la sua esistenza, e gli narra che è parte di un dialogo più ampio.

L’arte vive grazie alla relazione con lo spettatore. Quando lo spettatore esce dalla sala, anche l’arte cessa di essere.

Così Koons scrive per descrivere l’esperienza che vuole costruire. Noi partecipiamo attivamente al progetto. Siamo parte integrante dell’opera, inglobati nello spettacolo.

L’opera assume significati e connotazioni differenti a seconda della persona che vi si specchia. Ha differenti livelli di lettura e ognuno di noi può leggervi diversi significati.

Certo è che sentiamo sulla pelle la partecipazione alla fruizione artistica, mentre vediamo il nostro riflesso insieme agli oggetti.

Ma al contempo il riflesso è sfuggente, mutevole ai cambiamenti di luce, ai nostri movimenti.

Nel cambiamento, nella mutevolezza e nell’ambiguità noi però siamo lì, esperiamo “uno stato elevato”, un senso euforico di affermazione.

Ci proiettiamo in un tempo diverso, nel qui ed ora, ma al contempo anche oltre. Siamo lì ma passato e presente si fondono per condurre il nostro sguardo verso il futuro.

La lucentezza e il nostro riflesso nel cambiamento 

All’interno del contesto attuale, caratterizzato da trasformazioni costanti e prorompenti abbiamo già osservato insieme e non manchiamo mai di notare le continue sfide che ci si palesano davanti.

Un contesto che muta, continuamente, e che si manifesta nella sua mutevolezza e nella sua ambiguità: essere presenti sempre ed essere distanti, una nuova fisicità che però non ha corpo, un immenso quantitativo di nuovi dati sempre meno tangibili, un nuovo modello di partecipazione, alla vita privata e a quella aziendale.

Se guardiamo l’opera di Koons con altri occhi potremmo dire che in questa mutevolezza, che ci confonde, ci abbaglia e ci illumina con colori accesi e immagini sempre diverse, emerge da più parti che il focus principale della trasformazione è la persona. 

Per questo noi non possiamo fare che un ragionamento unico e parlare di digital e human transformation, considerandoli due elementi che viaggiano di pari passo.

Un report del World Economic Forum “The Future of Jobs and Skills” evidenzia come la digitalizzazione, la robotica, l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie digitali si stiano diffondendo ad una velocità incredibile, generando cambiamenti epocali nel mercato del lavoro.

Questa trasformazione porta al rafforzamento di una mentalità «disrupt, innovate and accelerate» e di una cultura sempre più digitale e collaborativa.

Le persone però restano l’asset più importante per le imprese ed è il loro riflesso nello specchio che porta il sistema ad avanzare. 

La digital transformation è un nuovo paradigma che determina cambiamenti radicali all’interno delle dinamiche aziendali e del modo in cui le persone collaborano, si esprimono, entrano in relazione.

Al centro di questo paradigma, tuttavia, il fattore più importante resta comunque quello umano, ne consegue sempre che la tecnologia, i nuovi strumenti, i nuovi modelli, non saranno mai i fini a cui tendere, piuttosto mezzi efficaci.

Abbiamo davanti una grande opportunità per riflettere su chi siamo, dove vogliamo andare e chi vogliamo essere.  

La nostra capacità di vivere il cambiamento, esperirlo in modo attivo, coglierne la bellezza e osservarne le potenzialità, accogliendone le sfide è il primo passo verso l’evoluzione di ogni sistema organizzativo. 

“Penso che quando esci dalla sala, ne esca anche l’arte. L’arte riguarda le tue possibilità come essere umano.  Riguarda la tua eccitazione, il tuo potenziale e ciò che puoi diventare. Afferma la tua esistenza.” 

Jeff Koons

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